La nuvola

scritto da Vajuna
Scritto 4 mesi fa • Pubblicato 6 ore fa • Revisionato 6 ore fa
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Autore del testo Vajuna

Testo: La nuvola
di Vajuna

Avevo il grande desiderio di sperimentare un’ipnosi. Gì mi diceva che si ha modo di parlare col “sé superiore” ma pensavo quasi ad un’entità a me estranea.

Cos’è questa ipnosi? Dove si trova questo Sé Superiore?

Mi aspettavo uno stato di trans incosciente, quasi programmavo di farmi registrare per paura di far qualcosa di imprevedibile.

Adesso, cambiando la mia visione, ho chiaro il ricordo di aver parlato diverse volte col mio Sé senza averne piena consapevolezza. Quel Sé mi ha riappacificato col mondo di adesso, mi ha mostrato un’eternità a cui veramente appartengo dove è millesimale il trambusto che ritenevo di sopportare in questa vita. Con lampi di consapevolezza spesso mi son destata incredula verso ciò che avevo appena visto. Scrivendo, non voglio essere chiara, desidero solo lasciare una nebulosa di possibili spiegazioni

Dico “lampi di consapevolezza” dacché in fondo non mollo mai del tutto il raziocinio sempre pronto a spezzare ogni mio stato di immersione onirica. Lasciarmi andare avviene sempre a gettoni.

Ma il giorno dell’ipnosi, tra il susseguirsi di immagini conosciute del passato vissuto, dal nulla e senza suggestioni, sono arrivati nitidi scorci di esperienze nuove per la mia mente. Si sono accesi con tale forza da poter considerare che si sia manifestato uno stato ipnotico. Ero solo io che non ci credevo.

In quest’anno di letture, ho chiaro che la chiave della mia crescita è la fede. E non parlo della fede specifica in qualcosa ma di un atteggiamento che deve essere sostanza delle azioni, partendo dall’embrione del pensiero. Fede in me, fiducia in ogni mio passo, tale da diventare intenzione pari a realtà. Io, produttore spontaneo di pensiero positivo, onesto e creduto, divento proiettiva e creatrice di realtà pro-positiva.

Sembrerebbe argomento dissonante con l’ipnosi. Ma così esprimo ciò che vedo davanti ai miei occhi: La fede, soluzione nascosta tra milioni di lettere e numeri che, strizzando gli occhi, emerge fuori dal foglio a caratteri tridimensionali.

E con tutta la fede che ho invocato mi sono abbandonata tra le braccia di Gì che mi avrebbe condotta nel viaggio verso il mio Sé Superiore

Tutto parte da una nuvola sopra la quale dovevo viaggiare per atterrare in qualche ricordo. Così Gi’ ha strutturato il metodo di viaggio nel mio sé.

Un po’ forzandomi, ammetto di aver viaggiato in dei ricordi standard. Ricordi che stigmatizzano da sempre l’immagine che ho del mio passato. L’immagine di me bimba in vestaglia di flanella, la mattina della festa dei morti, nel salotto inondato dal sole, alla ricerca di regali. E poi la nuvola che a forza GI’ mi invitava a montare, mi portò in casa di villeggiatura ormai ventenne, a chiacchierare in terrazza con Ciccio, fraterno amico, e il mio padrino Mimmo. Miei modelli, miei custodi ormai allontanati. Chi a Bergamo e chi al creatore. Forse troppo presto. Avevo ancora tante cose da chiedergli. E poi di nuovo spinta a risalire sulla nuvola mi sono trovata a volare sui boschi del Trentino. Era quasi un desiderio recondito, trovarmi nel verde del Trentino, in visita al mio amato fratello putativo Frensy (scritto per come lo pronunziavamo tra gli amici) anche lui scappato troppo presto dalla Sicilia. Salto dalla nuvola per abbracciare quella radura nel bosco rotolandomi sul prato e chiacchierando con il mio secondo fratellone.

Stanca di piangere per ogni incontro. Capivo che erano tutti abbandoni per me, ancora irrisolti. Adesso non volevo più incontrare nessun’altro perché, anche se Gi’ mi invitava nuovamente sulla nuvola, io adesso ero sdraiata, vedevo buio e sentivo tanta pace. Gi’ mi invitava a guardare intorno, ma la mia prospettiva non era più esterna ed ampia. Davanti a me linee di luce fioca verde e viola, ma così delicate che erano aloni nel buio. Certa di trovarmi dentro e non sopra una nuvola. Uno spazio cavo e fluido che viaggiava ma io non vedevo fuori, ero solo trasportata senza sentire rumori o spostamento. Spazio di vapore grigio dietro cui scorrevano onde luminose di energia violacea ed io ero lì, trasportata, ospite fiduciosa e accudita. Non dovevo far nulla, ma solo essere protetta ed accudita mentre dovevo solo riposare. Poi il silenzio, lo spazio infinito silenzioso e, ad una distanza incommensurabile, assisto ad un’esplosione epica fatta di lapilli di vapore grigio che lentamente si espandevano a raggiera lungo il percorso di un asteroide.  Sapevo di assistere all’origine dell’universo che lentamente si allargava oltre il mio campo visivo. Poi il silenzio. Adesso l’esplosione continua a propagarsi dietro ai miei occhi, come un ricordo indelebile della mia origine.

Non racconterò altro. Non voglio sfatare l’incanto che porto insieme al ricordo di queste immagini. Comprendo che avevo già iniziato a viaggiare mesi prima durante le meditazioni on-line. Adesso ho il bagaglio di nuovi ricordi che non distinguo più se passati o futuri.

 

La nuvola testo di Vajuna
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